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Napis Naš Tito

La prima scritta “Naš Tito” fu collocata nel luogo in cui oggi sorge la caserma militare italiana, che di notte si illumina con i colori della bandiera italiana. All’epoca, infatti, anche quella parte del Sabotino era sotto amministrazione jugoslava. La situazione cambiò con gli Accordi di Osimo, in base ai quali una parte del Sabotino passò all’Italia. Simbolicamente, gli italiani desideravano ottenere la cima del monte, sul quale durante la Prima guerra mondiale morirono migliaia di loro soldati. Fu allora deciso di costruire una caserma, mentre l’esercito jugoslavo rimosse la scritta e decise di ricollocarla sul versante orientale.

Per la realizzazione venne incaricato Projekt Gorica, che con l’aiuto di geometri tracciò le lettere sul terreno. Poiché l’area non era completamente pianeggiante, fu necessario determinare le dimensioni di ciascuna lettera affinché, viste da lontano, apparissero tutte della stessa grandezza. Le coordinate della scritta furono stabilite a partire dall’edificio comunale in Kidričeva ulica. Le lettere misurano approssimativamente tra gli otto e i dieci metri di altezza e circa due metri di larghezza. Sul terreno, quindi, le lettere possono differire anche di due metri, pur apparendo visivamente uniformi a distanza.

Inizialmente le lettere furono dipinte di bianco. La vernice fu fornita dall’azienda stradale, la stessa utilizzata per tracciare le linee sulle strade. La scritta fu inaugurata nel 1978.

Alla fine degli anni Novanta, un gruppo di oppositori della scritta – tra cui Ivo Hvalica, Niko Jurca e altri – lanciò un appello per la sua rimozione, sostenendo che si trattasse di una costruzione abusiva. Seguì l’acquisto del terreno su cui compariva la parola “Tito”. Successivamente, nella parte dove compariva la parola “naš” (nostro), le lettere furono riorganizzate in modo da far riapparire nuovamente la scritta “Tito”.

Negli anni successivi si susseguirono conflitti tra sostenitori e oppositori della scritta, che dalla città apparivano come un continuo mutamento: a volte si leggeva “Tito”, poi “Nato”, persino “Fido”, poi nulla, e infine di nuovo “Tito”. In occasione del Primo Maggio, un gruppo di sostenitori si reca sulla collina e illumina la scritta con fiaccole.

L’unico monumento dedicato a Tito nella città fu dunque realizzato dall’esercito e non dall’amministrazione civile.

Avtor: Blaž Kosovel

Vir:

Colloquio con Tomaž Vuga, 9 febbraio 2024


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